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Novità dagli studi sulla flora: un nuovo microorganismo nelle radici di una pianta emiliana

Hedysarum confertum (Foto di Patrizia Ferrari)Hedysarum confertum (Sulla minore) è una leguminosa erbacea dai bei fiori rosa. Questa specie presenta una distribuzione generale di tipo mediterraneo occidentale, molto frammentata; nel territorio italiano è presente, rara e localizzata, solo in Emilia-Romagna e in particolare nei colli modenesi e parmensi.
Fu rinvenuta per la prima volta in Italia negli anni ’30 nelle praterie aride su argille del dintorni di Castagneto nel Modenese da Antonio Vaccari, un valente e attivissimo esploratore della flora modenese. La sua presenza è stata confermata dopo diversi decenni nella stessa area; nel frattempo era stata accertata anche nel Parmense, nelle colline soprastanti la confluenza tra Taro e Ceno. Nel Modenese è stata rinvenuta in alcune diverse località, ma tutte collocate nella media Valle del Panaro.

Recentemente da una di queste popolazioni sono stati prelevati campioni per analizzare i batteri presenti nei noduli radicali. Come è noto infatti, le Leguminose (oggi denominate Fabacee) possiedono la caratteristica di fissare l’Azoto atmosferico. Ciò avviene proprio grazie all’azione di batteri che vivono in condizioni simbiotiche e sono in grado di spezzare la molecola dell’Azoto e di produrre ioni azotati assimilabili direttamente dalla pianta ospite. Questa particolarità conferisce alle Fabacee un indubbio vantaggio in ambienti poco ospitali; inoltre le Fabacee producono semi molto ricchi in contenuto proteico, essendo l’Azoto l’elemento-chiave per la produzione delle proteine.

In base alle analisi svolte e pubblicate in una prestigiosa rivista internazionale, è stato accertato che i microorganismi rinvenuti nei tubercoli radicali di Hedysarum confertum appartengono a un tipo finora sconosciuto e per ora indicati come Mesorhizobium sp.

Le analisi hanno inoltre accertato che i batteri non sono coltivabili aldifuori della pianta ospite. Questa particolarità è stata messa in rapporto con il carattere relittuale della specie ospite e col suo areale fortemente frammentato.
Alla ricerca ha collaborato anche Alessandro Alessandrini dell'IBC.